Tabula Rasa? Neuroscienze e culture

Firenze, 4 - 6 aprile 2019

Già nel 2002, pubblicando "Tabula rasa", Steven Pinker spiegava come sia proprio la peculiare "qualità" della specie umana, fondata sull'attività fisiologica del cervello, a rendere possibile la libertà di scelta. In quell’opera Pinker affrontava temi "scomodi" come le differenze psicobiologiche fra uomini e donne o le componenti genetiche della violenza, dell'intelligenza e dei sentimenti. Con il conforto di dati storico-scientifici, cercava di dimostrare che un riconoscimento dell'identità dell'uomo come frutto di un'evoluzione biologica non è un'ipotesi socialmente pericolosa, ma può anzi essere l'indispensabile completamento delle grandi intuizioni che hanno avuto in passato l'arte e la filosofia.

 Nel 2011 Lamberto Maffei, neuroscienziato già al CNR e alla Scuola Normale Superiore di Pisa, affermava che: Una domanda interessante per il neurobiologo è se determinate proprietà siano già presenti alla nascita, e quindi siano riferibili ai geni che sono alla base della costruzione di una determinata struttura cerebrale, o se siano frutto dell’esperienza… Sbrogliare l'intricata matassa di innato e acquisito risulta difficile anche a livello di altre proprietà dei neuroni o di più complicati circuiti nervosi. Il problema è naturalmente ancora più complesso quando la domanda concerne proprietà cerebrali che riguardano il comportamento umano. Per esempio molti autori si sono chiesti se la moralità o il senso di ciò che ci appare bello o brutto siano innati o acquisiti...

 Potrebbero dunque esistere tendenze o atteggiamenti pre-culturali "innati" comuni a tutta la specie umana? Potrebbero esserlo, ad esempio, molte forme di comunicazione non verbale, le espressioni linguistiche, l’appartenenza a un gruppo, la gerarchia, l’aggressività o l’altruismo, la divisione di ruoli tra maschi e femmine, la percezione del tempo? E’ ipotizzabile che alcuni aspetti delle culture si trasmettano attraverso mutazioni genetiche ereditarie? Il cervello funziona in modo diverso in ambienti culturali diversi e condiziona la percezione del mondo? Esistono automatismi che ne distorcono la percezione attraverso stereotipi consolidati? O in favore del proprio gruppo, rispetto a chi è “altro”?

 Si tratta di temi aperti e controversi, ma molto importanti per chi si occupa di diversità culturali e comportamenti umani, e vorrebbe favorire quei processi che possono aiutare la convivenza e la comprensione reciproca in società sempre più multiculturali.

 Perciò la Fondazione Intercultura ha proposto un convegno internazionale per fare il punto su quanto oggi si ipotizza su questi argomenti, a Firenze dal 4 al 6 aprile 2019.

Maggiori informazioni al link qui sotto. 

Gli atti saranno disponibili in autunno.